Corpo · Gioco · Relazione
PsicomotricitàRelazionale
Una pratica educativa e preventiva che accompagna il bambino nella crescita attraverso ciò che gli è più naturale: muoversi, giocare, stare in relazione.

Che cos’è
Uno spazio, un tempo, una presenza
La psicomotricità relazionale si svolge in una sala attrezzata con materiali morbidi, teli, cuscini e oggetti che il bambino può usare liberamente. Non ci sono esercizi da eseguire né prestazioni da raggiungere.
Il mio ruolo è quello di una presenza attenta: accolgo ciò che il bambino porta, partecipo al gioco quando è utile, resto in ascolto quando è meglio lasciare spazio. Alcune regole semplici e stabili — non farsi male, non fare male, non rompere — definiscono un contesto sicuro.
Perché il corpo
Il corpo nella prima infanzia
Prima che il linguaggio verbale diventi lo strumento principale, il bambino pensa e comunica con il corpo. Il movimento, il contatto, la distanza e il ritmo sono i suoi modi di raccontare come sta.
Osservare il corpo significa quindi accedere a informazioni che le parole, a quell’età, non possono ancora restituire.
Perché la relazione
Il gioco spontaneo e l’altro
Il gioco spontaneo non è un riempitivo: è il linguaggio con cui il bambino rielabora esperienze, prova ruoli, mette alla prova emozioni forti in una forma sostenibile.
Perché questo accada serve qualcuno che sappia esserci senza dirigere. È nella relazione con l’adulto e con i pari che il gioco assume valore evolutivo.
Tre forme di gioco
Come si evolve il gioco del bambino
Gioco sensomotorio
Il piacere del movimento: saltare, rotolare, dondolare, arrampicarsi. È il modo in cui il bambino scopre il proprio corpo e lo spazio che lo circonda, sperimentando equilibrio, forza e limiti.
Gioco simbolico
Attraverso il gioco del “come se” il bambino può rappresentare, esprimere ed elaborare emozioni, vissuti interni e difficoltà, dando loro una forma che può essere condivisa.
Gioco di socializzazione
Il gruppo dei pari diventa uno spazio in cui scoprire somiglianze e differenze, negoziare, collaborare e costruire modalità di relazione con gli altri.
A cosa tende il lavoro
Direzioni, non risultati garantiti
Ogni bambino ha tempi propri. Questi sono gli orizzonti verso cui il lavoro si muove, non promesse.
Benessere
Favorire un’esperienza positiva di sé nel corpo e nella relazione.
Prevenzione
Cogliere precocemente segnali di disagio, prima che si strutturino.
Autonomia
Sostenere la fiducia nel fare da sé e nel chiedere aiuto quando serve.
Creatività
Ampliare le modalità espressive e la capacità di immaginare.
Collaborazione
Sperimentare l’incontro con l’altro, tra desiderio e regola.
Autostima e autoefficacia
Riconoscere le proprie capacità e il proprio valore.

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